“She used to play this little tune that echoed through the castle. It was my signal to run to her.”
Dracula l’amore perduto.
Luc Besson con questo film decide di riportarci sulla scia di quella passione dolorosa.
Un film che si ricollega al capolavoro di Francis Ford Coppola del 1992, riprendendo il personaggio del Conte partendo da una delle frasi più celebri pronunciate dal Gary Oldman nella sua memorabile interpretazione: “I have crossed oceans of time to find you”.
Ai confini del mondo e del tempo.
Un film adattato in chiave moderna e contemporanea, che si appoggia superficialmente al Dracula classico per poi dare forma a un riadattamento tutto nuovo. Non particolarmente apprezzato dai fan di Coppola, questo nuovo Dracula esplode sui social media: piace alle nuove generazioni.
Un Conte Vlad che rompe le regole per amore della sua devota Elisabetta, decidendo di dichiarare guerra a Dio: l’Onnipotente lo renderà immortale.
“Do you think God will forgive us for loving each other this much?”
“God is love. He understands. And if he doesn’t… he can go to hell.”.
Il nuovo Conte affascina: un uomo che decide di vivere 400 anni per ricercare l’amata perduta, cercando la morte più volte nel disperato tentativo di raggiungerla. Peccato per l’immortalità…
Besson sceglie di restare in superficie, concentrandosi su corpi, vita, carnalità e ossessione.
Ne risulta un film dominato dalla passione, che trascina con sé dolore e tutto ciò che ne comporta.
L’ombra drammatica attraversa l’intera narrazione.
Molta critica è stata rivolta a questa pellicola e al regista stesso.
Io lo trovo estremamente contemporaneo: un mostro da umanizzare.
Le nuove generazioni ricercano proprio questo tipo di storytelling, personaggi da salvare o che vengono salvati.
Il culmine emotivo del film è il finale: ritrovata Elisabetta, Vlad sceglie di lasciarla andare. Non ha più ragione di esistere: lei è salva, è tornata. L’unico dono che gli rimane da fare è se stesso.
Personalmente, al contrario di molti, io ho trovato questa pellicola a suo modo straordinaria. A chi ricercava l’ordinario, dopo 33 anni in questo remake, forse non ha saputo cogliere il punto di Besson.
Ho trovato “cringe” (per usare i termini di questa generazione), a tratti, alcuni dialoghi ma visti sempre con occhio benevolo, vista l’ambientazione del film; mentre, a differenza della critica, ho trovato originale i Gargoyle che si trasformano in bambini reali dopo che la maledizione decade. Come se Dracula, intrappolato nel dolore per anni, avesse trasformato dei bambini in piccole bestie pensando e sperando che fossero figli suoi e di Elisabetta.
Il personaggio di Mina meriterebbe più spazio, interpretato dalla splendida Matilda De Angelis, un personaggio lasciato leggermente ai margini proprio per il suo ruolo: una donna, trasformata da Dracula stesso, totalmente sottomessa e devota a lui. Mina ha un ruolo molto importante: ricercare Elisabetta, e ci riesce. Ma che fine fa, dopo averla trovata?
Avrei tanto desiderato un finale diverso: il loro amore eterno.
Eppure, col senno di poi, non c’è nulla del finale di Besson che cambierei.
“I’ve waited almost 400 years to see you again. So, if you want me to leave, I can.”