E se aveste tre ore per scegliere se morire nello spazio salvando la Terra, o se restare sulla Terra e morire con la consapevolezza di non aver fatto nulla?
Grace non ha dubbi: restare sulla Terra. Grace non è un eroe, è un professore di scienze delle scuole medie, con idee radicali ma potenzialmente giuste. Farà parte del Progetto Hail Mary, una missione suicida con l’intenzione di salvare il Sole che sta morendo. In questa missione è presente così poca speranza che, più volte, si domanderà come si riesca ad essere così coraggiosi da accettare questo destino. La risposta lo annienta: per amore. Per chi resterà. Grace doveva solo partecipare al progetto di spedizione, finirà per diventare l’unica soluzione per portare a termine il programma: deve partire. La scena in cui viene comunicata al protagonista la partenza, senza dargli tempo o possibilità di scelta, è emblematica. Ti fa comprendere la piccolezza dell’essere di fronte a un potere superiore. A Grace non viene chiesto il permesso: è un obbligo.Lui non ha alcuna intenzione di andare a morire, crede nel libero arbitrio e fino all’ultimo cerca di aggrapparsi ad esso: grida, scalcia, scappa, supplica. Crede, come tutti noi, che il suo potere decisionale non possa essere minimamente scavalcato da nessun tipo di potere.
Cos’è l’uomo senza libero arbitrio?
Grace verrà letteralmente placcato, sedato e successivamente messo sull’astronave: era già tutto deciso. Si sveglierà dopo diverso tempo, nello spazio, senza memoria e ormai completamente solo. Rocky appare all’improvviso, un alieno composto interamente di roccia, strano ma coerente con il mondo del film. Lo accetti, quasi senza accorgertene. Lui non ha paura, al contrario di Grace. I due, col tempo, instaureranno un’amicizia meravigliosa, basata solo sulla speranza di poter riconnettersi con la propria Terra.È lui che insegna a Grace cosa significa avere qualcosa per cui vale la pena rischiare. Grace sceglierà di non tornare a casa pur di salvarlo: qui il film tocca il suo punto più alto. Quello che ti fa piangere senza chiederti il permesso.
Lì il film era già finito. Aveva detto tutto.
Invece va avanti. Rocky costruisce per Grace una casa finta, una scuola finta, un pianeta su misura. Un finale che vuole essere commovente ma risulta solo rassicurante. Il problema non è l’extraterrestre, non è la fantascienza. Questi ultimi li accetti dall’inizio. Il problema è che il film, proprio sul più bello, smette di avere coraggio, proprio quel coraggio che per due ore cercano di farti accettare. Ti dà quello che vuoi in quel momento, invece di quello di cui hai bisogno.
Io l’avrei conclusa diversamente la storia: Grace che rinuncia alla sua vita per salvare Rocky. Senza casa. Senza scuola. Solo quella scelta.Credo sarebbe bastato.
Per quanto riguarda l’attore Ryan Gosling, credo si possa dire che sia una delle sue migliori interpretazioni. Ha fatto un gran lavoro mantenendo sempre il suo solito tono comico, ma stavolta in questo personaggio c’è qualcosa di più, una nota amara. Un’umanità in cui è difficile non rivedersi, un sarcasmo tagliente e disperato di chi non aveva nulla da perdere pensando invece che stesse perdendo tutto. Non ci si rivede nell’eroe che salva il mondo, ci si rivede nel rifiuto, nel panico, nella negazione.
Forse non proprio tutti eroi, eh?
Io non sarei mai partita, se avessi potuto avere la possibilità di scelta. Sarei tornata a casa, avrei baciato il mio compagno e avrei stretto i miei figli ogni notte da lì fino alla morte certa, avrei portato fiori nuovi ogni giorno al cimitero, avrei abbracciato i miei amici più del dovuto, avrei amato i miei genitori un po’ di più…Io non sarei stata coraggiosa.
“It’ll be alright…”